“Carta dei diritti fondamentali dei lavoratori digitali nel contesto urbano” che oggi a Bologna viene firmata dal Sindaco Virginio Merola e dall'assessore al Lavoro Marco Lombardo, da Riders Union Bologna, dai segretari di Cgil, Cisl e Uil e dai vertici di Sgnam e Mymenu, marchi della nuova società Meal srl.
Comune di Bologna
31 Maggio 2018

La charte des droits fondamentaux des travailleurs digitaux dans un contexte urbain a été signée par la commune de Bologne, l’Union des Riders de Bologne, les syndicats CGIL, CISL et UIL ainsi que les patrons de Sgnam et Mymenu de la société Meal srl. 

The charter of the fundamental rights of the digital workers in an urban context was signed by the municipality of Bologna, the Union of the Riders of Bologna, the trade unions (CGIL, CISL and UIL) and the company group Meal srl (Sgnam and Mymenu).

Premessa

L’economia collaborativa crea nuove opportunità per i consumatori e gli imprenditori.

La crescita dell’economia digitale ha determinato l’aumento di nuove forme di lavoro, talvolta qualificato dalle parti come subordinato, più spesso come autonomo, anche nella forma delle collaborazioni coordinate e continuative, non di rado con finalità di elusione delle tutele di marca lavoristica.

Nel panorama europeo dal 2014 sono stati generati oltre 5.000.000 di posti di lavoro, una parte dei quali risultano di difficile inquadramento nei due contrapposti poli del lavoro subordinato o autonomo, ed i dati più recenti individuano nelle aree urbane metropolitane il maggiore tasso di crescita occupazionale dell’economia collaborativa.

Il Comune di Bologna, in linea con gli indirizzi europei [COM(2016) 356 final, Un’agenda europea per l’economia collaborativa], ritiene che tale nuova forma di fare impresa possa dare un contributo importante alla crescita e all’occupazione cittadina, nazionale e europea, se promossa e sviluppata in modo responsabile e sostenibile.

L’innovazione ha stimolato lo sviluppo di nuovi modelli imprenditoriali che hanno la potenzialità di contribuire in modo significativo alla competitività e alla crescita.

Le piattaforme di collaborazione possono rappresentare un modello di impresa che coniuga opportunità di occupazione, flessibilità e reddito per i lavoratori e collaboratori, garantendo ai consumatori nuovi servizi a prezzi maggiormente sostenibili.

Tuttavia, senza una regolamentazione condivisa, l’economia collaborativa rischia di sollevare questioni relative all’applicazione del quadro normativo vigente, dal momento che rende meno nette le distinzioni tra datore di lavoro e utilizzatore della prestazione, titolare delle piattaforme o fornitori di servizi, lavoratore subordinato e autonomo, ancorché coordinato all’altrui organizzazione, prestazione di servizi a titolo professionale e non professionale.

Ciò può causare incertezza sulle norme applicabili con il rischio di avere “zone grigie”, cui possono conseguire notevoli problemi in tema di tutela della dignità della persona e sicurezza del lavoro.

La sfida è quella di garantire che il mercato del lavoro digitale nel contesto urbano si sviluppi in modo da tutelare standard minimi per tutti i lavoratori digitali, a prescindere dalla qualificazione giuridica del loro rapporto di lavoro, in linea con i più recenti indirizzi dell’Unione Europea sanciti dal principio 5, “Occupazione flessibile e sicura” del Pilastro Europeo dei diritti sociali (adottato con Raccomandazione(UE) 2017/761 del 26/4/2017).